domenica, 23 novembre 2008

CON TE MADRE MIA

Non ho saputo vegliarti

quando quel giorno prima che la battaglia finisse

cercavo il tuo sguardo

sotto le palpebre dolci che mai potrò dimenticare.

Compresi che un lungo viaggio ti aspettava.

Allora corsi a casa per portarti l’abito più bello.

Senza le chiavi entrai dalla finestra

poichè la lasciavi socchiusa 

 per il fumo del comignolo che non tirava.

Senza indugiare presi la mia fragilità tra le mani

per non cadere nell’abisso.

Poi una strana fretta mi attorcigliò le dita

in quella impervia stanza.

Potei tornare all’angolo dove c’erano i ricordi

e vi trovai il fiore di un Sacro Cuore antico

pia devozione a te tanto cara.

A lungo rimasi tra i due cipressi che avevo piantato con i mie fratelli.

Sedetti all’ombra della pergola

ancora per un istante di vita

 ultima veglia con te madre mia.

Fino all’ultimo respiro rimase la notte

all’alba ghiacciata mi alzai

 e ti avvolsi

nel mio incontenibile pianto.

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mercoledì, 18 giugno 2008

18 giugno 2003

Attraverso la porta socchiusa

di un’anonima stanza

 guardavo

l’azzurro luminoso dei tuoi occhi

spegnersi

lentamente.

 

La dolcezza della tua  voce

si allontanava

 sempre più smarrita

nel giorno ormai finito

mentre

lacrime silenti

inondavano

la mia cara realtà.

 

Volevo strappare

 il cielo

 e i lembi della terra

volevo bruciare

 il tempo e

le distanze

volevo rimanere con te

  ancora per un attimo

 stringerti forte

per non dimenticare

 il tuo profumo.

 

Volevo pettinare le tue trecce

sbucciarti le ciliegie

 colmare la tua sete

accarezzarti

 i pensieri

chiederti

 perdono

per le infinite volte

che ti ho fatto piangere.

 

Il mio pensiero adesso

 corre verso te

nella bruciante

attesa

chiamo  il tuo nome

 so che puoi sentirmi

asciughi le mie lacrime

con la carezza del vento

nelle ore su cui cammino

Sono parole dedicate alla mia Mamma

la mia "Regina"

la mia Celeste Nostalgia.

martedì, 29 aprile 2008

 foto_bambini_166A  BARBARA

 

      Circondata dai raggi piacevoli

della primavera appena inoltrata

c’è una porta aperta

dove sei passata con la freschezza

dei tuoi anni

sciogliendo il nodo

della tua adolescenza

per andare verso il tuo domani.

 

E’ tempo di svezzare l’ossigeno materno

è tempo di andare verso

nuovi orizzonti

è tempo di spiegare le vele

verso l’immenso Oceano Vita.

 

Piccola donna

che sovrasti la cima dei miei pensieri

ovunque si posi il mio sguardo

ogni cosa bella mi parla di te.

Vola pure piccola rondine,

io non impedirò al vento di cullare

il tuo viaggio.

 

Qualcuno mi ha detto che non

posso sfiorarti neanche con un sogno.

Tu sei parte di me ma non sei per me.

Custodisci i tuoi doni e offrili

con la ragione della saggezza del cuore.

Potrai guardare il Creato e sentire

la gioia e lo stupore,

tu sei parte

del miracolo della VITA.

 

Io non ci sarò

per raccogliere i fiori che perderai

lungo i tuoi sentieri sconosciuti.

Quando l’ombra della sera

allungherà il suo mantello

nel tuo giardino notturno

le mie amiche stelle

ti racconteranno di me.

Buon compleanno BARBARA!

foto di lù 059

sabato, 29 marzo 2008

Rondini

 

                                                                   

Anche se il 21 marzo è passato e il tempo è abbastanza

inclemente. La natura è ancora intirizzita

dal freddo per la lunga coda invernale che pare non

se ne voglia andare …

c’è un ricordo vivo nella mia mente tutte le volte che a

primavera tornano le rondini … malgrado il freddo …

 

Questa mattina le rondini con il loro garrire

 

hanno rievocato assopiti momenti

 

di primavere trascorse con te.

 

Sono tornate, sfrecciano tra la pergola e il cielo

 

alla ricerca del nido sotto

 

 la tettoia in cui tu sedevi a riposare.

 

 

“A San benedetto la rondine è nel tetto”…

 

Lo dicevi contenta nel rivederle ancora una volta.

 

Le tue “pellegrine”sono tornate …  volano basso,

 

sembrano cercarti,

 

sfiorando le fresie che profumano di fresco …

 

 

Ad accogliere il loro canto festoso

 

oggi tu non ci sei.

 

Vedo le tue pellegrine sul filo dei panni,

 

volteggiano, si rincorrono … rasoterra sfiorano

 

l’aria vitale intorno al tuo grembiule.

 

 

Nel mio desolato confine

 

c’è la speranza

 

che viaggia sulle ali delle rondini,

 

per sognarti e sentirti ancora nel tempo

 

delle mie primavere.

  

giovedì, 06 marzo 2008

 

Dio non guarda l'orologio

       … Barbara, non so dove sei, non so se sei in cielo o se continui la tua vita randagia, ma tu resti uno dei ricordi più belli, più dolci, più puliti della mia vita. Ricordo quel pomeriggio al carcere, quando una volontaria, a nostra insaputa, ci fece incontrare. Tornavi dalla doccia, eri in accappatoio bianco e ci siamo ritrovati a stare assieme nella sala dei colloqui. Erano quasi le sei del pomeriggio, a quell’ora avevo un appuntamento dall’altra parte della città. Non  sapevo come andarmene.
Mi sedetti con calma. Lo facesti anche tu. Girai l’orologio per non guardare l’ora e tu incominciasti a raccontarmi la tua storia.
Eri scappata di casa per imitare una ragazza che ammiravi e che era più grande di te. Avevi 12 o 13 anni, non ricordo bene. Un giorno conoscesti un uomo che ti parlò di amicizia, poi ti portò in una soffitta. Tu eri ancora una bambina, un pulcino. In un attimo ti fu addosso, sentisti solo un gran dolore, non sapevi cosa ti stava capitando. Eri ancora un pulcino, non sapevi. Poi mi parlasti della droga, dell’incontro con quel mondo e del bisogno di soldi, mi parlasti di marciapiedi che seguivano a marciapiedi. Quando ti ho conosciuta avevi 18 anni, ma eri ancora un pulcino avvolto in un accappatoio.
Ad un certo punto mi guardasti in faccia.
Il silenzio ti prese. “Ma che cazzate dico. Perché ti ho parlato? Non ho mai detto a nessuno le mie storie!
 “Barbara, io non ti ho chiesto niente. Perché mi hai raccontato la tua vita?”
 “Tu non guardavi l’orologio, tu non avevi fretta. Ho incontrato solo uomini che dopo avermi usata andavano via in fretta, avevano impegni che li aspettavano. Non avevano tempo. Tu, invece, no.”

Da: Ernesto Olivero, Dio non guarda l’orologio, Arnoldo Mondadori 1996 (5^), pp. 78-79

 (Post dal blog di Rosaspina il cannocchiale.it)

Fino a che punto sono capace di fermarmi senza guardare l’orologio,

davanti a due occhi pieni di paure e di incertezze che chiedono aiuto?

Sì bisognerebbe fermarsi un attimo per “perdere tempo” per ascoltare la voce dell’altro … bisognerebbe sempre con impegno dedicarsi non a compiangere la sofferenza altrui, ma piuttosto a comprenderne le ragioni.

Dedicato alle donne...buon 8 marzo...foto di lù 055

martedì, 29 gennaio 2008

Risveglio

 foto di lù 009

 Oggi l’aria è tiepida

 

sento la carezza dolce della primavera,

 

la natura pare dorma ancora

 

sotto-sotto qualcosa sta nascendo.

 

Esploderà la terra ancora con i suoi colori!

 

Dentro il mio cuore ferito

 

echeggiano urla silenziose.

 

Potessi anche tu rinascere

 

come i germogli a primavera!

 

Tornare a respirare

 

con te il profumo dei mandorli in fiore

 

nell’aria tenera del risveglio!

 

Ma sento che tutto questo non basta!

 

La nostalgia brucia

 

in questa calda lacrima che

 

adesso scivola nella mia anima …

 

“Ho voglia di te mamma!”.

 

piccolalù

 

 

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mercoledì, 14 novembre 2007

Profumo di mosto selvatico

 l

Con passo lieve cercherò di entrare

nella stanza dei ricordi dove ho lasciato 

il valore del tempo latitante.

Accelero il mio cercare scavando a ritroso

per sentire il profumo dei sapori e

dei colori che hanno riempito

il contenitore di un sogno.

Dove c’era la vita adesso è rimasto spettatore il silenzio.

C’è la mia stanza piena di libri,

di pennelli, di tele e di colori a olio,

ai piedi del letto la mia adorata chitarra,

e in cucina lo scoppiettio del fuoco nel caminetto

rallegrano il mattino a chi è andato via,

ero felice allora nella mia casa.

Mia madre fa il soffritto per il sugo e

 tutta la casa profuma di cipolla e basilico.

L’acquolina sale e allora preparo la tavola

con la tovaglia bianca ricamata da me

e i piatti di ceramica  antica,

metto il pane fatto in casa,

le olive verdi sotto sale e la salsiccia tagliata a fettine.

Scendo in cantina a prendere il vino fatto da mio padre,

vino nero Cannonau dal sapore forte e sincero.

Nella cantina di mio padre regna sovrano

il profumo dei sapori della terra, tra le botti piene di vino

e gli orci dell’olio vecchio e nuovo quello forte per le bruschette.

Le mele cotogne troneggiano sulla madia,

servono per fare la marmellata e per

profumare i cassetti della biancheria,

i grappoli dell’uva da mangiare a Natale brillano appesi al soffitto,

le trecce d’aglio, le cipolle rosse e bionde

messe in fila sulla cassapanca  di castagno,

riscaldano l’ambiente con i colori del sole.

Oggi piove e gli odori se li mangia il vento

e li trasporta lontano dove i ricordi si rincorrono

e giocano a nascondino nel giardino di mia nonna,

dove è rimasto il gatto Sirio,

a sonnecchiare dentro il forno ancora caldo

del pane appena sfornato.

I ricordi sembrano tornare come l’alta marea

sulla spiaggia del mio cuore, oh! mio povero cuore!

Il tempo era felice quando giocavo nel cortile,

allora si aveva voglia di giocare,

di correre nei prati e di saltare

i fossati pieni di acqua piovana

e la voce di mia mamma ci chiamava per la cena

e nell’aria si sentiva il profumo saporito delle patatine fritte.

La vita non è più così, ha preso le distanza da tutte queste cose.

Non sento più gli odori del passato, sento solo la

nostalgia che  mi assale quando la telefonata

della mamma non mi sveglia più.

PiccolaLù

 foto di lù 024

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categorie: pensieri e parole, mamma, sassolini di lù
venerdì, 07 settembre 2007

La Mamadre.


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La Mamadre,ecco che arriva

con zoccoli di legno.Ieri  

soffiò il vento del polo,si sfondarono

i tetti ,crollarono

 i muri e i ponti,

l’intera notte ringhiò con i suoi puma,

ed ora,nel mattino

del sole freddo, arriva

mia mamadre, signora

Trinidad Marverde,

dolce come la timida freschezza

del sole delle terre tempestose,

lanternina

minuta che si spegne

e si riaccende

perché tutti distinguano il sentiero.

 

Oh, dolce mamadre

-mai ho potuto

dire matrigna-,

ora

la mia bocca trema a definirti,

perché appena

fui in grado di capire

vidi la bontà vestita di poveri stracci scuri,

la santità più utile:

quella della farina e dell’acqua,

e questo fosti: la vita ti fece pane

e lì ti consumammo

nei lunghi inverni desolati

con la pioggia che grondava

dentro la casa

e la tua ubiqua umiltà

che sgranava

l’aspro

cereale della miseria

come se tu andassi

spartendo

un fiume di diamanti.

 

Ahi, mamma, come avrei potuto

vivere senza ricordarti

ad ogni mio istante?

Non è possibile. Io porto

il tuo Marverde nel mio sangue,

il cognome

del pane spartito,

di quelle

dolci mani

che ritagliarono da un sacco di farina

le brachette della mia infanzia,

di lei che cucinò, stirò, lavò,

seminò, calmò la febbre,

e, quando ebbe fatto tutto

e ormai potevo

reggermi saldamente,

si ritirò, cortese, schiva,

nella piccola bara

dove rimase in ozio per la prima volta

sotto la dura pioggia del Temuco.

“Pablo Neruda”

postato da: PiccolaLuise alle ore 11:30 | link | commenti (10)
categorie: mamma, poeti per sempre

Ho voglia di Mamma

HPIM0987

C’e’profumo di settembre nell’aria e tu non ci sei più.

Il mio pensiero

vola libero nel cielo terso e cristallino,

vola verso l’immane vuoto che hai lasciato

nelle pagine del tempo,

interrotto e rubato per sempre,

in quell’aurora  

madida di sudore ghiacciato.

 

Solo i mesi e le stagioni

porteranno dolci ricordi,

e il profumo speciale di te

Regina bella e preziosa.

 

Custodirò il ricordo vitale

della tua “assenza,”

“nell’essenza”delle mie stagioni, che separano

il nostro Cielo.

 

Quando sentirò il garrire delle rondini,

aprirò la porta della primavera, per volare con te

nei nostri campi fioriti.

 

Nelle sere d’estate innalzeremo il canto dei Vespri  al Signore,

leggeremo nella cortina luminosa del cielo,

le vie delle stelle, sulla scia polverosa di fugaci comete.

 

In autunno ti vedrò giocare nel vento,

volteggiare tra le foglie dorate della nostra vigna,

respirando nell'aria il profumo nuovo, del vino e dell’olio.

 

Quando l’inverno gelerà i nostri mandorli,

correremo qua e là,

tra le scintille accese dei nostri falò.

 

 A dicembre dalla porta stretta del cuore

passerà la tua Luce e

splenderà, quando

guarderò il cielo a Natale,

per sentire ancora una volta

i vagiti dell’anima.

Alla mia mamma da piccolalù.



postato da: PiccolaLuise alle ore 09:21 | link | commenti (4)
categorie: amore, nostalgia, mamma

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